Stefano Mazzetti
Sindaco
Comune di Sasso Marconi

 

Presentazione

Quando mi proposero di candidarmi a Sindaco ero riluttante… primo perché stavo facendo il mio percorso lavorativo, ero molto impegnato e anche soddisfatto di quello che facevo; secondo perché avevo già deciso di non fare più politica a tempo pieno. Sapevo cosa voleva dire. Avevo ormai anche una famiglia e non volevo trovarmi costretto a trascurarla. Cosa mi fece cambiare idea?.. Sostanzialmente penso che la voglia di fare politica sia una malattia. C’è un motivo per il quale uno non rinuncerebbe mai ad andare a vedere una partita? Ecco, è qualcosa di simile. In fondo penso che sia un’esperienza di vita importante, anzi, unica. Però le condizioni sono queste. La vuoi fare? Allora la accetti così.

Stefano Mazzetti nasce a Bologna il 6 febbraio 1967.

La mamma fa la parrucchiera e a Sasso è un personaggio più o meno pubblico, capace di chiacchierare e di far chiacchierare. “Cinquant’anni fa la parrucchiera era una roba di un certo genere, un posto come poteva essere la piazza o la stazione dei Carabinieri”. Il papà è un funzionario dell’Arcotronics e si occupa di import-export, “ma anche della Società Sportiva di Sasso, della quale è per molti anni Presidente”. Stefano è figlio unico e, come figlio unico, eredita dai genitori tutta la loro socievolezza.

“Da ragazzo ero un personaggio un po’ particolare. Ero un po’ pop… anche se non ero neppure il tipico pop… Erano gli anni in cui c’erano i dark, i maragli e i paninari… io ero più vicino ai paninari, anche se nel complesso non ero come un paninaro e non ero identificato con un personaggio nemico… Ero uno che faceva l’asino… A scuola ero considerato l’uomo dei corridoi. Conoscevo più i bidelli che i professori… Un anno fui rimandato in tre materie, pensai che non valeva la pena ritentare a settembre e decisi di aspettare l’anno successivo… Ero noto per tutte quelle cose negative che però tra gli studenti sono considerate positive… Non ero né un assiduo frequentatore della scuola né uno studioso, ma non ho mai fatto niente di grave, questo lo preciso”.

Il contesto familiare d’altronde è un background di valori sociali semplici e solidi.

“Ho vissuto con i nonni, nella stessa casa, fino a vent’anni. Era la classica famiglia allargata. Con loro passavo moltissimo tempo. Di giorno stavo con mia nonna e nel tempo libero con mio nonno, che era un allenatore di calcio. Anche mia zia viveva un po’ lì. Veniva spesso a mangiare. Alla sera c’eravamo tutti. Ho sempre vissuto questa roba numerosa, con tutta la complicazione di gestire gli spazi e i tempi di ognuno, ma anche con il vantaggio di un senso importante della vicinanza”.

È un background dal quale Stefano trae concretezza, corresponsabilità e piacere di vivere.

“Sono una persona contenta, non ho ricordi spiacevoli della mia infanzia. Mi piaceva molto giocare, soprattutto a basket, al campo del prete, ma anche tanto in mezzo ai campi”.

 

Il percorso scolastico di Stefano comincia a Sasso Marconi.

Scuole Materne, Scuole Elementari e Scuole Medie sono frequentate nel capoluogo. Alle Superiori Stefano si iscrive a Casalecchio, nella sezione di perito aziendale e corrispondente in lingue estere del Salvemini dal quale esce un anno prima della strage.

In tutti gli anni delle Superiori è rappresentante degli studenti.

“È stato il primo vero approccio alla rappresentanza. Cominciato per scherzo… Facemmo una lista di amici… non eravamo politicamente legati a niente…  e la lista vinse. Questa esperienza mi è servita a rapportarmi con gli insegnanti in modo diverso. Andavi alle assemblee e dovevi spiegare le cose, mediando tra i diversi punti di vista. Nel suo piccolo è stata un’avventura importante, che ricordo con piacere e divertimento”.

Diplomato nel 1987, Stefano si iscrive a Scienze Politiche. “Quella dell’Università fu una scelta più specifica e motivata, e i risultati, rispetto alle premesse, cominciarono a essere buoni. Ma anche lì, quello che mi attirava di più erano i corridoi… che non erano più i corridoi in realtà… come alle Superiori, ma la biblioteca. Si creò un gruppo di persone della Facoltà che decise di partecipare alle elezioni con una lista laica. Fui il primo degli eletti e diventai Consigliere di Facoltà”.

Ma il percorso formativo si interrompe a un passo dalla laurea.

“Quando feci l’ultimo esame avevo già ventotto anni. Nei panni dello studente mi sentivo stretto e avevo cominciato a lavorare in modo abbastanza robusto. Ero andato a fare il responsabile vendite per un’azienda di Pianoro. Avevo da seguire trentuno agenti ed ero sempre in giro per l’Italia. Era un’azienda che ti dava le chiavi della macchina e ti diceva ‘Vai e arrangiati’. Un’azienda tosta. E io mi facevo un bel mazzo. Cominciai la tesi in queste condizioni. Facendo il Consigliere di Facoltà avevo stretto rapporti con Enzo Spaltro. Avevo fatto un buon esame con lui, Psicologia del Lavoro, e decisi di preparare una tesi sul clima organizzativo all’interno di un sistema. Intanto però la passione per la politica era cresciuta. Mi ci dedicavo sempre di più e alla fine, insieme al lavoro, prese il sopravvento”.

 

A venticinque anni Stefano è già assessore alle Politiche Sociali. All’attività amministrativa ci arriva attraverso il Partito Socialista per il quale si candida come indipendente nel 1990.

“Non è che io abbia in famiglia politici di qualche genere, nessuno in casa mi ha messo su questa strada. Ho sempre avuto un grande interesse per la storia. Avevo otto, anche nove… considerato che nel resto ero un disastro, era già un segnale… Poi conoscevo uno che era nel PSI di Sasso, un dirigente dell’Arcotronics, che era un amico di famiglia, e che mi disse se non avevo voglia di approfondire, di fare qualcosa sul territorio… Mi dice questa cosa… io mi candido per scherzo e arrivo in Consiglio Comunale come terzo degli eletti”.

Il PSI nel 1990 è all’opposizione. Sasso Marconi è ancora totalmente governata dal PCI. L’elezione segna l’intensificarsi dell’impegno politico. Stefano comincia un percorso all’interno del PSI e diventa Vicesegretario regionale della Giovanile Socialista, “che per quel piccolo mondo era un ruolo di un certo genere”.

Quando, con tangentopoli, il PSI scompare, Stefano rimane “in quello che è l’ultimo pezzo dei socialisti che decidono di stare a sinistra”. Diventa membro dell’esecutivo nazionale dei Socialisti Italiani fino a quando gli viene proposto di candidarsi per le elezioni amministrative. Quando è chiamato a far parte della Giunta è membro della segreteria dei Socialisti Italiani di Sasso Marconi, ma intanto è finito il monocolore comunista ed è nata la prima coalizione di sinistra. Quando il PDS diventa DS Stefano aderisce al partito, insieme ad altri amici e compagni dei Socialisti Italiani. Prende la tessera ed entra a far parte della segreteria di Sasso Marconi.

“Sono sempre stato uno che si è definito di sinistra, perché ho sempre pensato che se un paese deve crescere, la ridistribuzione della ricchezza è un elemento decisivo. Poi si discute su come deve essere ridistribuita… per la destra invece non è un problema… chi ne ha, ne ha, chi non ne ha, chi se ne frega… Però, allo stesso tempo mi sono sempre ritenuto un riformista. Il modello comunista, fino alla caduta del muro di Berlino, l’ho sempre ritenuto fallimentare”.

Nel 1999 gli viene chiesto di candidarsi nella lista di Marilena Fabbri. Eletto Consigliere, è capogruppo per tre anni, ruolo dal quale si dimette negli ultimi due anni del mandato per impegni lavorativi. Nel frattempo è segretario del PD, dalla nascita, nel 2007, fino al 2009, quando si dimette per accettare la candidatura a Sindaco.

“Quando mi proposero di candidarmi a Sindaco ero riluttante… primo perché stavo facendo il mio percorso lavorativo, ero molto impegnato e anche soddisfatto di quello che facevo; secondo perché avevo già deciso di non fare più politica a tempo pieno. Sapevo cosa voleva dire. Avevo ormai anche una famiglia e non volevo trovarmi costretto a trascurarla. Cosa mi fece cambiare idea?.. Sostanzialmente penso che la voglia di fare politica sia una malattia. C’è un motivo per il quale uno non rinuncerebbe mai ad andare a vedere una partita? Ecco, è qualcosa di simile. In fondo penso che sia un’esperienza di vita importante, anzi, unica. Però le condizioni sono queste. La vuoi fare? Allora la accetti così”.

 

L’esperienza lavorativa di Stefano matura nel privato, con una forte propensione alle relazioni commerciali. Dopo un avvio come responsabile vendite per l’Italia di un’azienda di Pianoro, è chiamato da un compagno del Salvemini a dirigere un’azienda meccanica appena costituita con mire di espansione all’estero.

“Era un’azienda piccola, con una quindicina di dipendenti, io e un’impiegata che faceva tutto. La richiesta era quella di impegnarsi sui nuovi mercati dell’Est Europa. Accetto e, prima di iniziare, vado un mese in Inghilterra per rinforzare il mio inglese. Partiamo nel 1992 con circa 600-700mila euro di fatturato. Io mi faccio in macchina tutti i paesi dell’Est. L’Estonia, la Lettonia, la Lituania, la Polonia, la Romania, l’Ungheria, la Russia, la Grecia. L’azienda intanto cresce e decidiamo di aprirci al Sud-America. Rispolvero lo spagnolo studiato all’Università e comincio a viaggiare oltreoceano. Dal Messico al Cile. L’azienda cresce ancora e viene trasferita a Rioveggio. Negli uffici ci sono sette dipendenti e il fatturato è diventato di 8milioni di euro. Io continuo a viaggiare e, oltre ai rapporti con l’estero, mi curo anche della grande distribuzione in Italia. Fino al top della vicenda… La casa madre compra l’azienda e diventiamo una divisione interna del gruppo principale. Io rimango responsabile della divisione a livello mondiale e poi della grande distribuzione in Italia che per me è il settore più avvincente, molto rischioso e con pochi margini di guadagno, dove devi metterti in gioco continuamente perché non puoi mai utilizzare gli schemi classici del commercio con l’estero… e i casi sono due, o soccombi o cresci”.

Tutto questo fino a tre anni fa. Oggi Stefano è in aspettativa dall’azienda di cui è ancora dipendente e fa politica a tempo pieno. Sposato con Cecilia dal 1998 &egra/pemve; papà di Matteo (2001).

 

“Puoi venire da un percorso che non è quello politico… un percorso lavorativo importante, senza nessuna esperienza politica. Oppure viceversa. La tua visione del mondo è comunque limitata. Anche chi ha solo un percorso lavorativo… e pensa che la politica la fanno solo quelli che non capiscono niente… Non è così. Bisogna avere tutte e due le esperienze. Lavorando impari il senso del denaro, la responsabilità, la gestione dei rapporti. Amministrando impari ad ascoltare, a prendere decisioni, sempre in situazioni complesse. È formativo, come un lavoro”.

 

Autovalutazione

Il conflitto è connaturato alle relazioni. Saperlo gestire è parte delle tue capacità relazionali. Difficilmente hai delle buone relazioni se non sai gestire i conflitti. Per quanto mi riguarda, alla fine riesco a gestirli, anche se con una difficoltà personale, perché tenderei a tagliare… Molte volte si parla di niente e io andrei giù pari. Non mi interessa il conflitto fine a se stesso. Però nella maturazione politica impari che la tua idea di conflitto non è sempre quella degli altri e quindi che devi imparare a gestirlo. Ma questo mi viene meno naturale.

Quanto senti politicamente di riuscire a mantenere e consolidare relazioni?

“Con le persone con cui mi confronto sento di riuscire a fare sintesi e questo aiuta a mantenere e consolidare relazioni positive. Sono sempre molto chiaro. Questo alza la percentuale di rischio, ma mi rende anche più affidabile”.

 

Quanto senti politicamente di riuscire a gestire conflitti?

“Il conflitto è connaturato alle relazioni. Saperlo gestire è parte delle tue capacità relazionali. Difficilmente hai delle buone relazioni se non sai gestire i conflitti. Per quanto mi riguarda, alla fine riesco a gestirli, anche se con una difficoltà personale, perché tenderei a tagliare… Molte volte si parla di niente e io tendo ad andare giù pari. Non mi interessa il conflitto fine a se stesso. Però nella maturazione politica impari che la tua idea di conflitto non è sempre quella degli altri e quindi che devi imparare a gestirlo. Ma questo mi viene meno naturale”.

 

Quanto senti politicamente di riuscire a comunicare?

“Penso di comunicare bene, specialmente nelle situazioni informali, dove ho un rapporto diretto, non filtrato dai ruoli. Negli altri casi la comunicazione &` meno diretta e quindi meno efficace”.

 

Quanto senti politicamente di riuscire a risolvere problemi?

“Questo è un problema… nel senso che di problemi se ne risolvono tanti, alla fine, ma lo sforzo per il raggiungimento della soluzione è troppo grande rispetto a quello che dovrebbe essere. Ci sono troppi elementi che non dipendono da te”.

 

Quanto peso politico senti di avere?

“Dipende cosa si intende per peso politico. Se si intende la capacità di poter risolvere i problemi nel tuo ruolo di Sindaco… forse sì… ho un certo peso politico, e anche abbastanza importante. Nel contesto della politica in generale penso invece di non averne. Ci sono troppi fattori che sono variabili indipendenti”.

 

Quanta leadership senti di avere?

“Se sono nel ruolo di oggi, evidentemente una qualche capacità di leadership c’è… che è una cosa diversa da dire che c’è l’ho”.

 

Riflessione

Lo spazio della condivisione è il gestire insieme le criticità. La differenziazione è il mettere in campo le proprie specificità come elemento di supporto. È il contributo che ciascuno deve dare al raggiungimento di un obiettivo comune.

Qual è la tua idea di sovracomunalità?

“Sovracomunalità è la capacità di stare insieme. Mi sembra banale ma è meglio dirlo, perché alla fine non è così banale. Stare insieme per crescere tutti, con senso di responsabilità”.

 

Qual è la tua idea di sussidiarietà?

“Dove ci sono dei Servizi alla persona il pubblico deve avere un ruolo di regia, perché altrimenti prevale l’interesse individuale. In che forma e in che modo, poi, dipende dal contesto. Altrimenti si rischia di fare della demagogia. Dipende da che Servizio vuoi fare e da come lo vuoi fare”.

 

Qual è la tua idea di solidarietà?

“Rispetto alla sovracomunalità, la solidarietà consiste nel condividere e aiutare chi ha bisogno di essere aiutato. Questo vale per l’utente e vale per i Comuni che si mettono insieme. Se decidi di lavorare a livello sovra comunale, la solidarietà è l’elemento unificatore. Poi c’è bisogno che ogni singola parte sia responsabile di quello che fa, altrimenti la macchina non funziona”.

 

Qual è la tua idea di omogeneità?

“L’omogeneità è data dalla condivisione degli indirizzi e degli ideali”.

 

Qual è la tua idea di condivisione/differenziazione?

“Lo spazio della condivisione è il gestire insieme le criticità. La differenziazione è il mettere in campo le proprie specificità come elemento di supporto. È il contributo che ciascuno deve dare al raggiungimento di un obiettivo comune”.

 

Quanto senti significative e incisive le Politiche di Pari Opportunità all’interno di ASC InSieme?

Le politiche di Pari Opportunità stanno nella condivisione degli indirizzi generali di ASC InSieme e sono quelle che contribuiscono a creare le condizioni perché non vi siano discriminazioni per motivi di sesso, di colore o di età. Dare a tutti le stesse possibilità… Poi però ci devi mettere qualcosa anche tu…”.