Stefano Fiorini
Sindaco
Comune di Zola Predosa

 

Presentazione

Eravamo dei ragazzini… l’epoca consentiva molta autonomia e a Casalecchio ci muovevamo con grande libertà. Spesso andavamo alla sezione del PCI. Era uno spazio aperto dove si poteva entrare senza problemi. Ho un ricordo molto bello di questi momenti… di confronti importanti, nei quali emergevano anche posizioni diverse, ma sempre su una stessa lunghezza d’onda. In quel tempo, e grazie a quegli stimoli, penso di avere maturato una mia convinzione di sinistra e riformista, nella quale ho incanalato più decisamente l’attenzione ai problemi del prossimo, della città e dell’ambiente, che la mia famiglia mi aveva trasmesso.

Stefano Fiorini nasce a Castel San Pietro Terme il 4 aprile 1965.

I genitori, emiliani di generazioni, provengono entrambi da famiglie operaie. Il padre lavora alla Magneti Marelli, la madre è casalinga. Stefano ha un fratello più piccolo di tre anni.

Le figure di riferimento familiari sono in primo luogo i genitori, ai quali Stefano deve “l’educazione al rispetto per gli altri e all’onestà”, ma anche la nonna materna, un esempio di fedeltà e di indipendenza (“rimasta vedova abbastanza giovane non si è più risposata e ancora oggi, che ha più di novant’anni, un paio di volte alla settimana, va a trovare le sue amiche a Castel San Pietro”) e il fratello Lorenzo, “una bellissima persona, piena di energia, molto generosa e per certi aspetti geniale, della quale ho sempre avuto una grandissima considerazione… come lui per me… un orgoglio reciproco, senza mai un’ombra di gelosia l’uno per l’altro”.

Subito dopo la nascita di Stefano la famiglia si trasferisce a Casalecchio di Reno dove Stefano rimane fino al 1992. Infanzia e giovinezza trascorrono tra casa, cortile e paese.

“La mia è stata un’infanzia fortunatamente serena, vissuta in una famiglia unita, dove ci si voleva bene e dove ho ricevuto un esempio di correttezza e di equilibrio che poi mi ha permesso di stare insieme agli altri rispettando e facendomi rispettare. Fuori di casa ho frequentato vari ambienti, dalla parrocchia… fino al tempo della Scuola Media… alla sezione del PCI… da quando avevo quindici o sedici anni. Allora si stava molto fuori di casa, era certamente uno stare con gli altri più sicuro e forse più stimolante di quello di oggi. Della parrocchia mi ricordo un bellissimo rapporto con Don Orlando, una figura carismatica, interessante, capace con poche parole di trasmettere un insegnamento; della sezione del PCI, che era quella di Via Marconi… sulla stessa via della parrocchia… mi ricordo l’attenzione dei grandi a noi più piccoli, la voglia che avevano di spiegarci e di farci capire”.

In famiglia, a un riserbo nel parlare di politica e a una sostanziale pacatezza, si accompagna un interesse vivo ai problemi sociali. “Nelle conversazioni tra mio padre e mia madre la politica nazionale era un tema presente, ma molto di più si parlava dei problemi della gente. Mio padre era molto più cauto nell’esprimere le sue posizioni, mia madre era più esplicita e tirava un po’ più a sinistra… ma sempre con moderazione”.

Con gli amici invece l’attrazione per la politica si nutre di confronti più diretti. “Eravamo dei ragazzini… l’epoca consentiva molta autonomia e a Casalecchio ci muovevamo con grande libertà. Spesso andavamo alla sezione del PCI. Era uno spazio aperto dove si poteva entrare senza problemi. Ho un ricordo molto bello di questi momenti… di confronti importanti, nei quali emergevano anche posizioni diverse, ma sempre su una stessa lunghezza d’onda. In quel tempo, e grazie a quegli stimoli, penso di avere maturato una mia convinzione di sinistra e riformista, nella quale ho incanalato più decisamente l’attenzione ai problemi del prossimo, della città e dell’ambiente, che la mia famiglia mi aveva trasmesso”.

Il precoce interesse per la politica non impedisce però a Stefano di vivere anche la passione per il gioco e per lo sport… come ogni ragazzo della sua età. Fino ai sedici anni è giocatore agonista di calcio e di basket, poi diventa un assiduo frequentatore dei campi di tennis del circolo di Via Allende e della piscina di Via Martin Luther King.

 

Molti viaggi lavorativi, ma non solo, hanno portato Stefano in giro per l’Europa, dell’est e dell’ovest, e oltre… dalla Turchia agli Stati Uniti, dalla Tunisia all’India.

“Viaggiare è molto bello, ti arricchisce molto e ti permette di guardare la tua vita quotidiana con altri occhi, meno concentrati sui piccoli dettagli del nostro specifico, spesso provinciale, e più aperti alle problematiche globali. Viaggiare è un’esperienza utile a renderci conto che non siamo il centro dell’universo, che il mondo non è alla fine della strada o del confine del nostro Comune, ma che oltre quello che ci è più familiare c’è qualcosa di incredibilmente interessante”.

Ma è nel viaggio più vicino che, a Rimini, Stefano conosce Eleonora, sua moglie (1992), con la quale vive insieme alla figlia Veronica (1994).

 

Il percorso scolastico di Stefano si svolge sostanzialmente a Casalecchio e negli immediati dintorni. Materna ed Elementare alle Scuole Dante Alighieri, Medie alle Marconi, Istituto Tecnico a Indirizzo Elettronico all’Odone Belluzzi, dal quale esce diplomato nel 1984.

 

Segue il servizio militare che svolge a Roma nei Granatieri di Sardegna, ufficialmente incaricato del servizio di vigilanza per il Quirinale presso Camera e Senato, di fatto impiegato come ragioniere presso l’Ufficio Vettovagliamento. “Sicuramente è stata un’esperienza formativa… ho dovuto imparare a cavarmela veramente da solo… per come l’ho fatto io, il militare insegnava sicuramente ad arrangiarsi”.

 

Il percorso professionale comincia al ritorno dal servizio militare con un impiego alla Philips, a partire dal 1986. Fino al 1989 Stefano lavora alla sede di San Lazzaro occupandosi di sistemi scientifici e analitici.

Successivamente (1989-1990) è assunto dalla Tecnost, un’azienda del Gruppo Olivetti per la quale si occupa, in qualità di progettista, di macchine automatiche per l’esazione dei pedaggi.

Nel 1991 crea, insieme ad altri due soci, Data E, un’azienda autonoma che produce sistemi di controllo degli accessi e automazione. Nel 2001 Data E viene venduta dai tre soci alla FAAC e diventa una divisione di quella Azienda. Stefano è assunto con il ruolo di Responsabile della divisione acquisita. Con tale ruolo Stefano lavora per la FAAC dal 2001 al 2009, anno nel quale, a seguito della sua elezione a Sindaco, chiede un’aspettativa temporanea per potersi dedicare all’attività amministrativa.

 

Il percorso politico di Stefano comincia con la partecipazione alla campagna elettorale del 2004, come candidato della lista DS. “Fu Giacomo Venturi, allora Sindaco, a propormi di partecipare alla campagna elettorale. All’epoca ero Presidente del Consiglio di Circolo, come rappresentante dei genitori. Avevamo fatto un lavoro molto interessante per le Scuole del nostro territorio e in particolare per la realizzazione del plesso di Riale. L’occasione delle molte riunioni aveva costruito un rapporto di stima e di fiducia reciproca tra me e Giacomo Venturi. Fu lui a stimolare in me la decisione di lanciarmi in questa avventura”.

Eletto come consigliere alle elezioni del 2004, viene delegato come componente della Commissione Servizi alla Persona.

All’approssimarsi delle elezioni del 2009 il PD propone la sua candidatura a Sindaco. L’esito delle elezioni lo dà vincitore e quindi Sindaco di Zola Predosa fino al 2014.

Propostosi alle primarie della primavera 2014, dalle quali esce vincitore, si ricandida Sindaco per le elezioni del 25 maggio. Rispetto a quello del 2009 il risultato è decisamente importante e non lascia dubbi sulla decisione popolare e sull’apprezzamento dei primi cinque anni di mandato.

Con il nuovo incarico assume anche la delega alle Pari Opportunità.

“Il secondo mandato riparte purtroppo all’insegna della crisi economica che perdura… e che è diventata anche una crisi sociale… questa condizione impone una revisione dei sistemi di governo locale… come l’Unione dei Comuni, nella quale credo fermamente, perché mi sembra che possa dare una possibilità positiva di risposta alle difficoltà strutturali delle nostre amministrazioni, attraverso il confronto allargato e la condivisione, anche operativa”.

 

Autovalutazione

Di fronte ai conflitti cerco di mettere in campo il meglio di me stesso, facendo tesoro delle esperienze di vita che ho maturato e che sono, innanzitutto, la voglia di ascoltare e di capire gli altri. Penso che siano il punto di partenza per la risoluzione di ogni conflitto.

Quanto senti politicamente di riuscire a mantenere e consolidare relazioni?

“Fermo restando che questo giudizio lo devono dare i cittadini, credo che la competenza relazionale sia uno dei requisiti che un Sindaco deve avere, sia nei confronti della cittadinanza, sia nei confronti di altri colleghi e di altre istituzioni. Zola Predosa è un Comune impegnativo da amministrare… penso di avere dimostrato, fino ad ora, di essere in grado di gestire situazioni anche piuttosto complesse”.

 

Quanto senti politicamente di riuscire a gestire conflitti?

“Di fronte ai conflitti cerco di mettere in campo il meglio di me stesso, facendo tesoro delle esperienze di vita che ho maturato e che sono, innanzitutto, la voglia di ascoltare e di capire gli altri. Penso che siano il punto di partenza per la risoluzione di ogni conflitto”.

 

Quanto senti politicamente di riuscire a comunicare?

“Credo di essere capace di empatia, e per questo sono favorito nella comunicazione diretta… quella nella quale si è davanti al proprio interlocutore e ci si guarda negli occhi… penso che sia il mio aspetto più qualificante… quella mediatica cerco di gestirla con attenzione perché si presta a facili equivoci o strumentalizzazioni”.

 

Quanto senti politicamente di riuscire a risolvere problemi?

“Penso di essere riuscito, in alcuni casi, a gestire situazioni molto complesse… ciò non toglie che la strada per potermi considerare assolutamente soddisfatto è ancora lunga. Da questo punto di vista sono sempre molto autocritico. È difficile che mi fermi a guardare il passato, cerco sempre di guardare avanti, per tirare fuori, ogni volta, qualcosa di meglio”.

 

Quanto peso politico senti di avere?

“Sento stima e apprezzamento verso la mia persona, anche quando prendo delle decisioni che richiedono uno sforzo di impegno da parte di tutti, cittadini compresi. Quando sento il loro conforto sul fatto che queste scelte hanno una rilevanza per il bene pubblico, allora mi rendo conto di avere fatto una cosa giusta… Penso che il peso politico sia questo: arrivare a compimento di decisioni difficili e contrastate con il riconoscimento della stragrande maggioranza delle persone che rappresenti”.

 

Quanta leadership senti di avere?

“Qualcuno dice che ho una certa leadership… non sta però a me dirlo”.

 

Riflessione

Sussidiarietà penso che significhi valorizzare al massimo le specificità, anche diverse, di ogni territorio, stimolando e sostenendo la rete tra mondo associativo, volontariato e privato… sociale ma non solo… e cooperando al raggiungimento di obiettivi condivisi, nel ruolo di coordinamento che compete al soggetto pubblico.

Qual è la tua idea di sovracomunalità?

“Sovracomunalità è lavorare insieme mettendo in campo competenze diverse, risorse diverse e storie diverse… che ci guidano però a un fine comune”.

 

Qual è la tua idea di sussidiarietà?

“Sussidiarietà penso che significhi valorizzare al massimo le specificità, anche diverse, di ogni territorio, stimolando e sostenendo la rete tra mondo associativo, volontariato e privato… sociale ma non solo… e cooperando al raggiungimento di obiettivi condivisi, nel ruolo di coordinamento che compete al soggetto pubblico”.

 

Qual è la tua idea di solidarietà?

“Solidarietà è dare a chi a meno di te. Molto concretamente, con la costituzione di ASC InSieme, alcuni Comuni che probabilmente non potevano permettersi determinati Servizi, sia in termini di risorse economiche che di risorse umane, hanno potuto beneficiare di un insieme di forze che altri territori hanno potuto mettere in campo”.

 

Qual è la tua idea di omogeneità?

“In un’area vasta e disomogenea, per caratteristiche geografiche e sociali, come è quella su cui opera ASC InSieme, omogeneità significa cercare di offrire su tutto il territorio, gli stessi Servizi, allo stesso livello di qualità e agli stessi costi. Non si tratta però del banale trapianto di un Servizio da un Comune a un altro, ma della coniugazione di ogni Servizio alle specifiche realtà alle quali si intende rispondere”.

 

Qual è la tua idea di condivisione/differenziazione?

“Ogni Comune ha una sua specificità… ambientale e culturale… la montagna è diversa dalla pianura, l’area industriale da quella turistica… Nell’amministrazione di un territorio dalle caratteristiche così difformi come è il nostro, è importante, una volta condivisi i livelli minimi di organizzazione, calare ogni progetto nelle singole realtà modulandolo sui bisogni o sulle opportunità specifiche”.

 

Quanto senti significative e incisive le Politiche di Pari Opportunità all’interno di ASC InSieme?

“Indubbiamente le Politiche di Pari Opportunità sono molto presenti in tutto l’operato di ASC InSieme. Il compito politico è quello di cercare di divulgarle estendendo la loro applicazione a tutti gli ambiti del lavoro amministrativo e della realtà quotidiana”.